Ci sono cibi che nutrono il corpo. E poi ce ne sono altri che, oltre al corpo, alimentano la mente e le emozioni, fino a fissarsi nel tempo come icone dell’immaginario collettivo.
Il Parmigiano Reggiano appartiene senza dubbio a questa seconda categoria: non soltanto alimento, ma segno culturale, oggetto narrativo, presenza simbolica e persino scenografica. Attraversa secoli, linguaggi e arti con una naturalezza rara, propria delle storie autentiche che continuano a essere raccontate e riconosciute anche quando cambiano i contesti.

Parlarne in chiave culturale significa spostare lo sguardo: dal gusto alla storia, dalla tavola al racconto. È in questo passaggio che il Parmigiano smette di essere solo cibo e diventa memoria condivisa — un percorso concreto fatto di immagini, parole e luoghi, capace di unire tradizione e immaginazione.

Cinema e televisione: quando il Parmigiano Reggiano entra in scena

Nel cinema il Parmigiano Reggiano non è quasi mai protagonista dichiarato. Eppure, quando appare, lo fa con una forza visiva precisa: scalere di stagionatura che ricordano cattedrali laiche, luci radenti sulle forme, silenzi densi, gesti ripetuti e rituali antichi che raccontano tempo, attesa e pazienza. 

Il Parmigiano non “fa scena”: costruisce atmosfera.

“Gli Amigos” (2021): il Parmigiano come trama e territorio

Con Gli Amigos, mediometraggio diretto da Paolo Genovese, il Parmigiano Reggiano diventa elemento narrativo centrale. Una scuola di cucina affronta una sfida creativa partendo da un vincolo preciso: un solo ingrediente fisso, il Parmigiano Reggiano. Da qui prende forma un viaggio che intreccia territorio, relazioni, sogni e trasmissione del sapere artigiano.

Nel cast compare Stefano Fresi, mentre la presenza di Massimo Bottura rafforza il legame tra alta cucina, memoria e cultura gastronomica. Il Parmigiano non è semplice ingrediente: è trama, contesto, valore condiviso.

“Toscana” (Netflix, 2022): quando la DOP diventa questione di immagine

Più sottile ma altrettanto significativa è la presenza del Parmigiano Reggiano nel film Toscana, produzione internazionale distribuita da Netflix. Alcune scene ambientate in un caseificio mostrano forme e scaffali immediatamente riconoscibili. Proprio questa riconoscibilità ha portato il Consorzio del Parmigiano Reggiano a intervenire, chiedendo di evitare che il pubblico potesse associare la produzione del Parmigiano Reggiano DOP a territori non previsti dal disciplinare.

Il punto non è la polemica, ma il segnale culturale: l’immagine del Parmigiano è talmente potente da richiedere tutela anche all’interno di una narrazione cinematografica.

MasterChef Italia (2026): il Parmigiano come icona contemporanea tra sostenibilità e spettacolo

Se oggi esiste uno spazio in cui la cultura del Parmigiano Reggiano riesce a diventare immediatamente popolare senza perdere profondità, è certamente la televisione culinaria. In particolare, la nuova stagione di MasterChef Italia segna un passaggio significativo nel modo di raccontare il cibo, aprendo il 2026 con una dichiarazione d’intenti chiara: innovare lo storytelling gastronomico attraverso sostenibilità, tecnica e territorio.

Green Mystery Box: quando la sostenibilità diventa una prova narrativa

Nella puntata del 1° gennaio 2026, i giudici Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli accolgono in Masterclass Chiara Pavan per la prima Green Mystery Box. La prova introduce, per la prima volta in questa forma, una sfida costruita attorno a ingredienti e scelte capaci di raccontare riuso, riduzione degli sprechi e attenzione alla filiera produttiva.

Accanto alla tradizionale Golden Pin, compare la Green Pin: un riconoscimento tematico che rende la sostenibilità parte strutturale del gioco e del racconto. Non un messaggio accessorio, ma un criterio di valutazione che incide sulle dinamiche della gara.

L’esterna tra le forme: il Parmigiano come scenografia “vera”

La prima prova in esterna della stagione si svolge tra le forme di Parmigiano Reggiano a Rivalta, in provincia di Parma. Gli aspiranti chef si confrontano cucinando non per un pubblico generico, ma per una comunità professionale composta da casari, battitori e assaggiatori: persone che vivono quotidianamente dentro questa cultura materiale.

In questo contesto il Parmigiano smette di essere un semplice ingrediente. Diventa ambiente, paesaggio, identità condivisa. Le scalere di stagionatura non fanno da sfondo, ma definiscono la scena, trasformando il formaggio in un vero e proprio personaggio narrativo.

Una partnership che conferma il valore simbolico

La presenza del Parmigiano Reggiano non è episodica. Il Consorzio del Parmigiano Reggiano annuncia una collaborazione strutturata con il programma, realizzata in partnership con Sky Brand Solutions ed Endemol Shine Italy, che accompagna l’intera stagione. Al centro delle prove c’è la stagionatura 24 mesi, scelta come equilibrio ideale tra dolce e sapido e come alleato tecnico-creativo per gli aspiranti chef.

In questo passaggio si coglie un elemento chiave: la televisione non utilizza il Parmigiano come semplice simbolo di italianità, ma lo tratta come materia narrativa, culturale e gastronomica insieme. Un’estensione contemporanea del tema del parmigiano nella letteratura e arte, traslato nello storytelling televisivo.

Dal set cinematografico al talent show, il Parmigiano continua così a parlare la lingua delle storie. E quando lo schermo si spegne, resta la pagina: la letteratura, da secoli, lo utilizza come segno di abbondanza, regola culturale e memoria condivisa.

Forma di Parmigiano Reggiano dattaglio

Libri e romanzi: il Parmigiano come racconto

In letteratura il Parmigiano raramente entra con enfasi. Arriva di lato, come dettaglio. Ma non è mai un dettaglio neutro. È segno di abbondanza, misura del tempo, indicatore di regole implicite.

Dal Medioevo alla contemporaneità: il Parmigiano come racconto scritto

Boccaccio e il Paese di Bengodi

Nel Decameron, scritto da Giovanni Boccaccio tra il 1351 e il 1353, il cibo assume un valore simbolico centrale. Nel celebre Paese di Bengodi — dove si innalzano montagne di Parmigiano grattugiato — il formaggio diventa metafora di desiderio, prosperità e ironia. Non è semplice fantasia gastronomica: è immaginazione sociale, un sogno collettivo di abbondanza che racconta aspirazioni e squilibri del tempo.

Camilleri: il Parmigiano come dettaglio “morale”

Nella narrativa di Andrea Camilleri, il Parmigiano assume una funzione sorprendente: diventa indicatore etico e culturale. Nei romanzi del Commissario Montalbano, fermare una grattugiata “di troppo” su un piatto di pesce non è una mania culinaria, ma un confine simbolico. Qui il Parmigiano non è ingrediente: è codice, regola non scritta che parla di identità, misura e rispetto.

Saggi e divulgazione: quando il Parmigiano diventa oggetto culturale

Accanto alla narrativa, esiste una produzione editoriale solida e stratificata che racconta il Parmigiano Reggiano come patrimonio storico, simbolico e culturale, andando ben oltre la dimensione gastronomica.

Un punto di riferimento imprescindibile è La forma dell’oro - Viaggio nella storia del Parmigiano Reggiano - un'avventura sociale (2021) di Giovanni Ballarini. Il volume propone una lettura antropologica che intreccia nutrimento, territorio e sapere. Il racconto prende avvio nel Medioevo, poco dopo l’anno Mille, attraversa i grandi cambiamenti geopolitici, economici e agricoli, e segue il formaggio dalle abbazie alle tavole d’Europa. Le “forme dell’oro” diventano il filo rosso di una storia in cui il Parmigiano non è solo prodotto, ma forza modellante del territorio, capace di integrare allevamento, coltivazioni e prime forme di industrializzazione, restando “re della tavola” pur evolvendosi nei secoli.

A questa linea di lettura si affiancano testi che rafforzano la dimensione identitaria del Parmigiano Reggiano. Tra questi, Il Parmigiano Reggiano. Un simbolo di cultura e civiltà di Franco Bonilauri (Leonardo Arte, 1998), che colloca il formaggio all’interno di una storia più ampia di civiltà materiale e culturale.

Sul versante che unisce racconto e pratica culinaria, Cucinare con il Parmigiano Reggiano di Clara Nese Scaglioni, Giancarlo Ascari e Pia Valentinis (Franco Cosimo Panini Editore) propone oltre cinquanta ricette accompagnate da una forte cura editoriale. Le illustrazioni, la grafica e l’impostazione narrativa trasformano il volume in un oggetto da collezione, dove la cucina diventa veicolo di memoria e identità.

Un ulteriore livello di lettura è offerto dalla Guida al Parmigiano Reggiano (2016) di Slow Food. Più che una guida tecnica, il libro si configura come una mappa culturale: ogni caseificio è una micro-storia, ogni forma un capitolo, ogni territorio un racconto. La degustazione diventa così strumento di comprensione del paesaggio umano e produttivo.

Infine, alla base di questo corpus editoriale, resta fondamentale Il formaggio Parmigiano Reggiano: documenti di G. Medici (Reggio Emilia, Tipografia Emiliana, 1956). Una raccolta di documenti storici, manoscritti, bandi e riferimenti bibliografici che restituisce il Parmigiano Reggiano come oggetto di studio, oltre che di racconto, fissandone le radici storiche con rigore archivistico.

Nel loro insieme, questi testi costruiscono un vero paesaggio editoriale: un racconto corale in cui il Parmigiano Reggiano emerge come prodotto culturale complesso, capace di parlare al presente senza perdere profondità storica.

Arte figurativa: il Parmigiano nelle nature morte e nella pittura emiliana

Prima della fotografia, prima del cinema, c’era la pittura. Ed è proprio lì che il Parmigiano Reggiano trova una delle sue consacrazioni più silenziose e durature. Nelle nature morte del Seicento, il formaggio entra in scena come oggetto prezioso, degno di essere rappresentato accanto a frutta rara, selvaggina, argenteria. Non cibo quotidiano, ma bene di valore, segno di ricchezza e distinzione. 

Bartolomeo Arbotori: il Parmigiano come soggetto artistico

Un riferimento emblematico è la Natura morta con cacciagione e un pezzo di Parmigiano (Piacenza, Collegio Alberoni) di Bartolomeo Arbotori (1594–1676). Pittore piacentino specializzato nella natura morta barocca, Arbotori scelse più volte il Parmigiano come soggetto centrale delle sue opere, attratto dalla sua forma riconoscibile, dal colore giallo paglierino e dal valore simbolico che già allora il formaggio incarnava.

In questo dipinto, il Parmigiano non è un semplice elemento della composizione: è il fulcro visivo. La punta di formaggio, luminosa e dorata, è collocata in posizione dominante, persino sopra la cacciagione, ed è affiancata da prodotti rari per l’epoca, come i mandarini. Una scelta tutt’altro che casuale: nelle nature morte, l’artista selezionava un elemento distintivo attorno al quale costruire l’intera scena. Qui, quell’elemento è il Parmigiano.

La precisione con cui Arbotori restituisce superfici, consistenze e cromie non è solo esercizio tecnico. I suoi dipinti raccontano le abitudini alimentari delle classi benestanti, le dispense aristocratiche, i lussi culinari riservati a pochi. Allo stesso tempo, offrono una testimonianza storica preziosa: molte pietanze che oggi consideriamo “tradizionali” erano già diffuse e riconoscibili nel Seicento.

 Natura morta con cacciagione e un pezzo di Parmigiano di Bartolomeo Arbotori

Bellezza e cibo: uno sguardo sorprendentemente contemporaneo

Questa attenzione selettiva verso ciò che è “degno di essere rappresentato” non è poi così lontana da pratiche contemporanee come il food photography o food blogging. Anche oggi scegliamo ingredienti fotogenici, capaci di colpire lo sguardo prima ancora del palato. Cambiano i mezzi, ma la logica resta la stessa: l’uomo non è mai sazio di ciò che è bello da vedere.

Comunicazione, pubblicità e cultura pop: quando il Parmigiano diventa personaggio

Nel Novecento il Parmigiano Reggiano entra con decisione anche nella comunicazione. Non più soltanto prodotto, ma ruolo sociale, presenza simbolica nella vita quotidiana. Emblematica la campagna del 1966 che lo definisce “il marito della cucina italiana”: un’immagine che oggi può far sorridere, ma che all’epoca costruiva un’identità chiarissima. Il Parmigiano come elemento stabile, affidabile e sempre presente.

Oggi il concetto di famiglia si è trasformato, ma il significato profondo del Parmigiano Reggiano resta, continuando a evocare tavole imbandite, cucina condivisa e calore domestico. È cambiato il linguaggio ma non il legame emotivo.

Raccontare un sogno: la comunicazione come filo continuo

Per il Consorzio del Parmigiano Reggiano, la comunicazione è sempre stata un fulcro strategico della tutela e valorizzazione del prodotto. Raccontare il Parmigiano ha significato, nel tempo, trovare il modo di rendere semplice e vicino un patrimonio complesso fatto di storia, territorio, lavoro e valori.

Il percorso dell’Archivio Storico del Consorzio – “Raccontare un sogno” mostra questa evoluzione: canzoni, immagini iconiche, volti noti, sport, viaggi, caroselli televisivi. Linguaggi diversi per epoche diverse, con un obiettivo costante: tradurre la complessità in racconto, senza snaturarla.

Così il Parmigiano Reggiano è diventato un vero personaggio culturale: riconoscibile, affidabile, coerente. La comunicazione non lo ha mai inventato, ma ha reso visibile ciò che era già reale: un formaggio che, da quasi un millennio, fa parte della cultura italiana.

Musei e memoria: quando la cultura si visita

Se la cultura del Parmigiano Reggiano è un patrimonio, allora ha bisogno di luoghi capaci di renderla attraversabile, non solo raccontabile. Il Museo del Parmigiano Reggiano, nell’area di Parma, nasce proprio con questo intento ed è ospitato in un edificio che è esso stesso parte della narrazione: l’antico Casello Meli-Lupi.

Il Casello Meli-Lupi: architettura del lavoro che diventa racconto

Inserito nel complesso dei Castellazzi, pertinenza storica del castello Meli-Lupi di Soragna (PR), il casello si distingue per la sua struttura a pianta circolare, rara e di grande pregio. Il nucleo originario dell’edificio risale al 1848 e fu ampliato nel corso del Novecento per rispondere alle esigenze produttive: dalla camera del latte al salatoio.

La conformazione circolare, le proporzioni armoniche, i materiali tradizionali e il recupero attento delle strutture originali, hanno reso questo caseificio il luogo ideale per ospitare il museo. Qui non si espone semplicemente la storia del Parmigiano Reggiano: la si attraversa. Strumenti di lavoro, attrezzature storiche e spazi produttivi raccontano un sapere tecnico tramandato nei secoli, in cui l’architettura diventa memoria.

Oltre il museo: le visite nei caseifici di Parmigiano Reggiano

Accanto alla dimensione museale esiste una tradizione viva e partecipata che riporta il Parmigiano Reggiano nei luoghi in cui nasce davvero. Le visite guidate nei caseifici permettono di entrare nel cuore della produzione: osservare le lavorazioni, ascoltare le parole dei casari, leggere nei gesti ripetuti ogni giorno il valore del tempo, della competenza e della stagionatura.

In questo solco si inserisce Caseifici Aperti, iniziativa promossa dal Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano (CFPR), che sceglie di investire in modo continuativo nelle visite guidate come strumento di divulgazione consapevole della storia, della tradizione e dell’artigianalità che definiscono il Parmigiano Reggiano. Varcare soglie solitamente riservate alle maestrie e al loro operato significa entrare in contatto diretto con un sapere tramandato nel tempo: un racconto fatto di gesti, persone e territori che, giorno dopo giorno, contribuiscono a costruire e custodire un patrimonio unico al mondo.

Le visite esperienziali al 4 Madonne Caseificio dell’Emilia

Quando la narrazione diventa realtà

All’interno di questo panorama, un ruolo speciale è svolto dalle visite presso il 4 Madonne Caseificio dell’Emilia, negli stabilimenti di Lesignana e Baggiovara di Modena. Qui la visita non è concepita come un semplice tour guidato, ma come esperienza immersiva: si entra nel processo produttivo del Parmigiano Reggiano, osservandone le fasi di lavorazione del latte fino alla stagionatura assistendo così alla nascita di questa eccellenza.

Solo nel 2025, il caseificio ha accolto oltre 26.000 visitatori da tutto il mondo. Un dato che racconta più di molte parole quanto il Parmigiano Reggiano sia oggi percepito come cultura da vivere, non soltanto da assaggiare.

Camminare tra le scalere di stagionatura, ascoltare le storie dei casari, osservare le forme una accanto all’altra segna un passaggio decisivo: quello in cui la narrazione — cinema, libri, televisione — lascia spazio alla realtà che, spesso, è ancora più potente.

Un patrimonio narrativo, oltre il gusto

Raccontare il Parmigiano nella letteratura e nell’arte significa riconoscere che questo formaggio non è solo un’eccellenza gastronomica, ma un codice culturale. Parla di lavoro, di tempo, di comunità. E continua a farlo, ancora oggi, attraverso immagini, parole e luoghi.

La cultura del Parmigiano non è nostalgia: è un racconto che si rinnova, forma dopo forma. E che merita di essere letto, guardato, ascoltato. Prima ancora che assaggiato.

Se questo viaggio tra cinema, romanzi e opere d’arte ha acceso immagini e curiosità, c’è un passo naturale da compiere: venire a vedere dove nasce davvero questa narrazione. Ti aspettiamo per una visita guidata immersiva al 4 Madonne Caseificio dell’Emilia.

 

 

Bibliografia 

Libri e testi

  • Decameron – Giovanni Boccaccio, scritto 1351–1353, edizioni varie

  • Il commissario Montalbano – Andrea Camilleri, Sellerio Editore, 1994–2020

  • La forma dell’oro – Giovanni Ballarini, Editrice Minerva, 2021

  • Il Parmigiano Reggiano. Un simbolo di cultura e civiltà – Franco Bonilauri, Leonardo Arte, 1998

  • Cucinare con il Parmigiano Reggiano – Clara Nese Scaglioni, Giancarlo Ascari, Pia Valentinis, Franco Cosimo Panini Editore

  • Guida al Parmigiano Reggiano – Slow Food Editore, 2016

  • Il formaggio Parmigiano Reggiano: documenti – G. Medici, Tipografia Emiliana, Reggio Emilia, 1956